I film che ho visto al TOHorror 2023

Lo scorso ottobre ho partecipato al TOHorror Fantastic Film Fest, il festival del cinema horror e fantastico che si tiene tutti gli anni, poco prima di Halloween, a Torino. Lo so, sono passati un po’ di mesi, ma non è mai troppo tardi per parlare di film horror, giusto?

Durante il festival ho scritto qualche veloce appunto sui film che ho visto, da cui ho tratto delle brevi e personalissime recensioni, che trovate qui sotto.

Le sessioni

Il tema del festival di quest’anno era il fenomeno cyberpunk e la sua espressione cinematografica. I film sono stati suddivisi in cinque sessioni:

  • In concorso
  • Freakshow
  • Mad Doc
  • Proiezioni speciali
  • Retrospettiva cyberpunk

Ovviamente non ho potuto vedere tutti i film del festival, ma ho cercato di focalizzarmi soprattutto su quelli in concorso (solo i lungometraggi, anche se alcuni dei cortometraggi mi ispiravano molto…)

I film in concorso sono stati votati da una giuria esperta, ma anche il pubblico poteva mostrare il proprio gradimento per l’opera inserendo un dente nell’apposita scatola al termine della proiezione.

Sì, un dente. Stiamo parlando di horror o sbaglio? Buona lettura.

TOHorror 2023: le mie mini recensioni

Film in concorso

11.11.18 – Antoine Sauwen, Django Schrevens (2023, Belgio)

Il primo lungometraggio in concorso è ambientato durante la Prima guerra mondiale, in particolare nel giorno dell’armistizio di Compiègne che segnò la fine della guerra (11 novembre 1918, appunto). Le riprese in soggettiva ci mettono subito nei panni del protagonista, un pilota tedesco che, perso il controllo dell’aereo, precipita sul fronte nemico. Scambiato per un soldato francese, viene accolto e accudito dagli avversari nella trincea nemica, e sarà costretto a nascondere la propria identità per non essere scoperto e ucciso.

Ciò che mi ha colpito di più di questo film, oltre alle claustrofobiche riprese in soggettiva all’interno della trincea, è l’aspetto della comunicazione, o dell’impossibilità di comunicare. Il protagonista non capisce una parola o quasi di ciò che dicono i soldati francesi, e non può aprire bocca perché verrebbe scoperto.

All’angoscia degli attacchi che arrivano improvvisi, per un armistizio già firmato ma non ancora formalmente annunciato (l’armistizio fu firmato alle cinque del mattino ma entrò in vigore solo sei ore più tardi) si aggiunge quindi il terrore nato dal non capire cosa dicono le persone attorno, la paranoia di essere scoperti e l’impossibilità di chiedere aiuto, o anche solo di dare voce alle proprie paure.

LES CHAMBRES ROUGE – Pascal Plante (2023, Canada)

Il lungometraggio vincitore del concorso (meritatamente, a mio parere) è un thriller psicologico che segue il processo a un presunto serial killer che avrebbe torturato e ucciso tre bambine. Le sevizie e gli omicidi di due delle vittime sono stati filmati e distribuiti nel dark web, mentre il video della terza vittima non è stato trovato.

Una giovane modella, Kelly-Anne, segue da vicino il processo, con un interesse quasi morboso che da spettatori fatichiamo a capire fino quasi alla fine del film.

Uno degli aspetti più interessanti della pellicola è la capacità di trasmettere l’orrore delle riprese incriminate senza mai mostrarle, solo attraverso le descrizioni dell’accusa e gli sguardi atterriti di chi le vede. Carico di suspence, è anche spunto di riflessione sull’ossessione per le immagini e per un certo tipo di violenza che caratterizza la società.

RAZZENNEST – Johannes Grenzfurthner (2022, Austria)

Un regista e la sua piccola troupe vengono intervistati da una critica cinematografica in merito al loro ultimo documentario. L’intervista avviene in radio e noi non vediamo mai i protagonisti, udiamo solo le loro parole, mentre sullo schermo viene trasmesso il documentario in oggetto. A detta del regista, si tratta di un documentario sulla Guerra dei 30 anni filmato nei luoghi in cui è avvenuta. Secondo le leggende popolari, tali luoghi sarebbero tuttora infestati dai fantasmi di chi l’ha combattuta.

All’inizio l’intervista è un’esilarante parodia del cinema d’autore, assurda e comica, ma poi si trasforma in una sorta di possessione demoniaca in diretta audio, mentre le immagini continuano a mostrare i luoghi delle riprese che si fanno sempre più inquietanti.

Un esperimento molto riuscito, divertente e originale, che unisce horror e satira sul cinema e dove l’audio ha un ruolo centrale. Un punto extra per il cameo di Joe Dante.

ABRUPTIO – Ewan Marlowe (2023, USA)

Questo film di animazione realizzato con pupazzi dalle sembianze molto umane narra la storia di Les Hackel, un ex alcolizzato che vive con la madre dopo che la fidanzata l’ha lasciato. Una mattina scopre che qualcuno gli ha impiantato una bomba nel collo e che, se non farà ciò che gli viene ordinato, la bomba esploderà. Non è il solo, tra l’altro: qualche entità, forse aliena, sta utilizzando questo metodo per controllare le azioni delle persone e costringerle a commettere atti criminali.

In una spirale di violenza, manie di persecuzione e orrore, entriamo sempre di più nella mente di Les, nella sua dipendenza e nei sensi di colpa che genera.

TIGER STRIPES – Amanda Nell Eu (2023, Malesia)

La prima cosa che mi è venuta in mente durante la visione di questo film è che fosse una sorta di “Carrie” malesiano… il che, ovviamente, da fan sia del libro che del film, è un grande complimento.

La protagonista, Zaffan, è un’adolescente che ha le sue prime mestruazioni. In una società dove l’essere donna è una maledizione, le mestruazioni sono qualcosa da nascondere, di cui vergognarsi e da non dire neanche alle amiche. Immediatamente Zaffan comincia a subire delle trasformazioni nel corpo e nel carattere, come fosse posseduta da un demone. Nonostante i suoi tentativi di nascondere il cambiamento, viene presto isolata da tutti e trattata come un mostro, finché non imparerà ad accettare ciò che è diventata.

Censurato in patria, questo film ha vinto la Settimana della Critica a Cannes. Attraverso lo strumento dell’horror, rappresenta una riflessione profonda e originale sulla scoperta della femminilità e sull’accettazione della propria identità.

THE SEEDING – Barnaby Clay (2023, USA)

Recatosi nel deserto dello Utah per scattare foto a un’eclissi solare, un fotografo si perde nel tentativo di aiutare un bambino a ritrovare i genitori. Cercando riparo per la notte finirà a casa di una strana donna che vive sola in un canyon. I successivi tentativi di risalire il canyon e tornare alla propria vita saranno inutili, e l’uomo si ritroverà imprigionato in quel luogo senza via di fuga, affidato alle “cure” della misteriosa donna.

Un horror con la H maiuscola, angosciante e claustrofobico, con un’aggiunta di rituali folk sempre molto apprezzabili; uno dei miei film preferiti di questa edizione.

GOOD BOY – Viljar Bøe (2022, Norvegia)

Una giovane donna conosce un giovane uomo su un’app di appuntamenti. Ben presto scoprirà che si tratta di un ricco gentiluomo che ha tutto ciò che una donna potrebbe desiderare. Con un solo, insolito, particolare: condivide la splendida villa in cui vive con un cane… che non è un vero cane, ma un uomo travestito da cane che si comporta sempre come tale.

Se all’inizio questa stranezza non sembra turbare eccessivamente la donna, col passare del tempo la situazione diventerà sempre più inquietante…

Un film a tratti grottesco, carico di suspense e cambi di atmosfera a volte un po’ troppo repentini, inquietante quanto basta.  

BEST WISHES TO ALL – Yuta Shimotsu (2023, Giappone)

Una studentessa va a trovare i nonni che vivono in un villaggio di contadini. Presto si accorge che c’è qualcosa di strano nei nonni, oltre che nella casa.

La premessa ricorda “The Visit” di Shyamalan, ma l’orribile segreto che si nasconde nella casa dei nonni è decisamente più inquietante e spaventoso.

Per me la potenza di questo bellissimo horror non è solo nelle scene da incubo che difficilmente si possono dimenticare, ma anche nella spietata analisi dell’egoismo, della violenza e dell’indifferenza della società.

DIVINITY – Eddie Alcazar (2023, USA)

Divinity è un siero, creato da uno scienziato ed ereditato dal figlio, in grado di donare eterna giovinezza e immortalità. Il prezzo da pagare per questo miracolo è l’infertilità. Mentre le donne terrene accettano quasi in massa questo compromesso e nessuno fa più figli, una razza superiore cerca di eliminare il siero e salvare l’umanità.

Girato tutto in bianco e nero, con alcune scene in uno stop motion tremendo e una scenografia da B-movie, questo è l’unico film in concorso che non ha avuto il mio dente. L’idea è interessante e alcune scene sono puro body horror, ma la virata sul B-movie e il pessimo stop motion non mi hanno convinta.

PERPETRATOR – Jennifer Reader (2023, USA-Francia)

Quando alcune ragazze della sua scuola scompaiono misteriosamente, Jonny, una giovane donna che si è appena trasferita dalla zia, decide di indagare. Durante l’indagine Jonny si accorge che qualcosa in lei sta cambiando in modo rapido e spaventoso, e che ha sviluppato una sorta di capacità soprannaturale che le permette di sentire quello che provano altre persone.

Un viaggio nella scoperta del proprio io e della diversità, attraverso esseri spaventosi, sangue, menzogne e orrore.

Freakshow

MAD CATS – Reiki Tsuno (2023, Giappone)

La ricerca del fratello scomparso porterà Taka, assieme a un barbone incontrato per caso, ad affrontare un gruppo di folli donne gatto assassine. Ad aiutarlo c’è una misteriosa donna che conosce la ragione per cui le donne gatto tengono prigioniero suo fratello: l’erba gatta.

Un’esilarante commedia fantasy-horror, piena di combattimenti, sparatorie, sangue, miagolii e balletti con le spade, con due eroi sfigati e goffi che è impossibile non amare.

THE NATURE MAN – Noh Young-seok (2023, Corea del Sud)

Due youtuber in cerca di fama decidono di fare visita a un eremita che vive in mezzo ai boschi per verificare la presenza di fantasmi nella zona. Dopo alcuni giorni senza fantasmi, i due decidono di andarsene, ma c’è sempre qualcosa che li trattiene… Nel frattempo, l’eremita si comporta in modo particolarmente strano, soprattutto quando una misteriosa donna si unisce alla compagnia.

Una commedia horror molto divertente, mai banale, con un’attenzione alla tematica dei social e della ricerca della notorietà che gli dà un tocco decisamente attuale.

Prospettiva cyberpunk

TETSUO – Shin’ya Tsukamoto (1989, Giappone)

Il film con cui si apre il TOHorror Fantastic Film Fest è un classico del body horror giapponese.

A seguito di un incidente, un uomo inizia a subire una strana trasformazione, con parti del proprio corpo che si tramutano in metallo. La mutazione si completerà con la fusione totale con un altro essere fatto di carne e metallo, che darà vita a una sorta di entità devastante.

Un body horror alla Cronenberg, con l’aggiunta di bianco e nero, musica punk a palla e qualche acido in più. Un inizio coi fuochi d’artificio.

Proiezioni speciali

MARTYRS – Pascal Laugier (2008, Francia)

A quindici anni dalla sua uscita, questo horror francese rimane uno dei film più incisivi degli anni duemila.

Una famigliola felice viene sterminata da una giovane donna. Scopriamo presto quali sono le ragioni dietro a questo folle gesto, e ci ritroviamo subito dolorosamente immersi in torture, omicidi, sensi di colpa che si tramutano in demoni e un mare, anzi, un oceano di sangue.

Un film imperdibile che TOHorror ci ha permesso di (ri)vedere anche sul grande schermo. Grazie.

Spero che questa breve carrellata sia stata interessante. Se avete visto qualcuno di questi film e volete aggiungere un commento o la vostra recensione sarò felice di leggervi! Ci vediamo il prossimo ottobre…

“Inventiamo orrori per aiutarci a far fronte a quelli veri”
Stephen King