Per la maggior parte della mia esistenza, ad eccezione dell’infanzia, ho odiato il Natale. Odiavo la presenza dei panettoni nei supermercati a novembre, odiavo le canzoncine di Natale, odiavo le palle sugli alberi e le luminarie per le strade. Odiavo più di tutto la gente, le folle irose che si accalcavano nei negozi per comprare i regali, la gente che a dispetto dell’ipocrisia natalizia non solo non era più buona col prossimo ma se possibile anche più stronza del solito. E odiavo gli interminabili pranzi e cene coi miei parenti, che al confronto un matrimonio in Sicilia è un fast food.

Man mano che passavano gli anni il mio odio verso le feste natalizie cresceva sempre di più, al punto che iniziavo a dare i primi segni di ansia a settembre, e ai morti ero già in piena crisi di panico.
Una delle cose che più mi innervosiva erano le folle indemoniate nei negozi. Non ho mai amato fare i regali di Natale, non sapevo mai cosa comprare, e generalmente sceglievo il terreno per me più semplice e conosciuto: i libri. Ma nei bei tempi andati in cui i libri si leggevano sfogliando delle pagine di carta e si potevano comprare e regalare nel loro formato originale, le librerie a Natale venivano prese d’assalto da orde di gente impazzita a caccia di regali. Mentre tentavo di spostarmi tra gli scaffali colpendo “accidentalmente” qualche altro avventore, mi chiedevo sempre come fosse possibile che un paese tra gli ultimi per numero di lettori si riempisse di intellettuali solo a Natale. A dire la verità, mentre sgomitavo tra donne impellicciate e mariti impazienti, le frasi che affollavano la mia mente erano un po’ diverse, e in genere coinvolgevano animali selvatici e divinità, ma il significato profondo era quello.
Insomma, il Natale riusciva a rovinare anche una delle cose che amo di più in assoluto: lo shopping di libri, che tra le mie attività preferite si posiziona al secondo posto dopo lo shopping in farmacia (ma di questo parlerò un’altra volta). E questo non poteva che aggiungersi alla lista dei buoni motivi per odiare il Natale.
Poi però, a un certo punto, qualcosa è cambiato. In un magico dicembre di 6 anni fa il mio fidanzato, mosso dal mio stesso amore per le feste, mi ha fatto una proposta che ho colto al volo: scappiamo dal Natale!
Quella prima fuga me la ricordo bene, siamo stati via solo un paio di giorni, giusto per evitare vigilia, Natale e Santo Stefano, un romantico soggiorno a Tirano, nella Valtellina, tra montagne, neve e vin brûlé. In quei due giorni l’albero di Natale del nostro albergo, i panettoni, le luci di Natale per le strade, non solo non mi davano fastidio ma li trovavo addirittura belli.
Da allora ogni anno a Natale organizziamo un viaggio, una vacanza solo per noi due, niente parenti, niente regali, niente cene. Il Natale, da periodo più odiato dell’anno, è diventato un momento felice, in cui goderci una pausa dalla quotidianità. E all’improvviso appena appaiono i primi panettoni nei supermercati, le prime stelle comete luminose, i primi babbi natale ancora in costume da bagno, mi sento subito più felice. L’atmosfera natalizia col suo carico di ipocrisia e di colesterolo alle stelle mi ricorda che le mie prossime vacanze sono vicine, e allora mi piace circondarmi di lucine colorate e musichette natalizie, accendere l’alberello in salotto, addobbare (con parsimonia) la casa, anche passeggiare per i mercatini di Natale di Bologna sgomitando tra le folle nervose.
La mia percezione del Natale è cambiata quando ho deciso di cambiare il mio Natale. E ora che sto preparando la valigia mi sento veramente come un bambino la notte della vigilia!
See you next year! 🙂